Relazione all’Assemblea/dibattito del 19 maggio a Roma

Relazione all’Assemblea/dibattito

19 maggio a Roma

 

Sala del Consiglio Metropolitano
Via Giolitti, 231 piano rialzato (stazione di Roma Termini)

 

L’assemblea/dibattito di oggi, che fa seguito alle altre che abbiamo tenuto già a Roma, Milano, Venezia, Firenze, Torino, Napoli, Reggio Calabria, etc. è scaturita dalla necessità di fare chiarezza sulle recenti prese di posizione del presidente dell’INPS, Tito Boeri e sulla sentenza della Corte Costituzionale, che annulla il blocco delle pensioni superiori 3 volte il minimo per gli anni 2012 e 2013.

Con l’aiuto di tutti, che ringraziamo per la partecipazione al dibattito e per l’importante contributo che ognuno di voi darà, vorremmo aprire una forte riflessione su quanto accaduto con le ben 8 riforme pensionistiche (dalla Amato/Dini, alla Fornero). Tra il 2008 ed il 2014 i vari attacchi alle pensioni, culminate nella riforma Fornero, hanno comportato un drammatico invecchiamento della popolazione lavorativa: sono saliti di 1,1 milioni i lavoratori ultra-55enni, mentre sono scesi di quasi 2 milioni i lavoratori under-35enni. Il saldo occupazionale è stato negativo per 811.000 posti di lavoro, con una forte concentrazione della perdita nel sud (dove è andato in fumo il 13% dei posti di lavoro precedenti). Intanto nell’economia reale si sono dati processi irreversibili, che non sarà possibile riassorbire in alcun modo, stanti le attuali condizioni politiche.
Il degrado del mercato del lavoro ha portato ad un forte aumento delle sacche di povertà e di disagio sociale, anche in segmenti della popolazione precedentemente protetti. Non è raro che una situazione di povertà assoluta o relativa tocchi oggi anche famiglie dove il principale percettore di reddito è di mansione operaia e di pensione minima, ovvero non più solo famiglie che vivono il problema diretto della disoccupazione e del reddito zero.
Le Riforme previdenziali che si sono succedute, hanno  cancellato alcuni diritti sanciti dalla Costituzione e hanno di fatto creato le premesse per un sistema pensionistico lasciato all’arbitrio del governante di turno, senza alcuna garanzia, per chi è in pensione oggi e per chi lo sarà domani, che venga rispettato il patto fra il Cittadino e lo Stato, in base al quale il Cittadino in servizio attivo lascia allo Stato una parte cospicua del proprio stipendio e  lo Stato glielo restituirà sotto forma di retribuzione differita, dal momento in cui quel Cittadino passerà dal servizio attivo alla quiescenza. Hanno creato quindi, le premesse per un sistema pensionistico “indecente”, rendendolo tra i peggiori d’Europa, che ha creato di fatto una spaccatura generazionale e colpirà pesantemente soprattutto i giovani di oggi.

Boeri
La recente nomina di Tito Boeri a presidente dell’Inps sembra significare la volontà di far scomparire il sistema retributivo, anche in termini retroattivi. Quello di cancellare definitivamente il sistema retributivo è sostanzialmente il Boeri pensiero, espresso già in molte occasioni, ancor prima di ricoprire l’incarico di presidenza. Ciò porterà ad una ulteriore riduzione del potere d’acquisto delle pensioni già fortemente compromesso da un meccanismo di rivalutazione inefficace.  Per inciso, secondo autorevoli studi, il ricalcolo con il contributivo ridurrà l’assegno delle pensioni più basse e di quelle meno coperte da contributi, mentre dovrebbe addirittura aumentarlo per le pensioni più alte.
Non a caso Renzi ha voluto Boeri alla presidenza dell’Inps affidandogli il compito di elaborare entro giugno un piano di revisione delle pensioni che contiene un attacco a quelle costruite col retributivo. Le anticipazioni di stampa e i vari dibattiti televisivi hanno portato alla luce tali mosse, scatenando una giusta e forte reazione degli interessati, a partire dall’assemblea tenutasi il 15 aprile a Roma.

Amato/Dini/Fornero

Questa nuovo attacco si aggiunge a quelli che nel corso di oltre venti anni hanno duramente colpito il sistema pensionistico, a partire dalla legge Amato/Dini, per finire a quella Fornero.
Le otto riforme che si sono succedute hanno determinato tra l’altro una forte spaccatura fra le generazioni, creando una divisione giovani/anziani che occorre superare al più presto.
Grave è la responsabilità dei vertici sindacali confederali che nei confronti di queste controriforme (altro che riforme) non hanno esercitato la benché minima opposizione, permettendo così ai partiti e ai governi di sinistra e di destra che si sono succeduti a partire dal 1992, di rendere il nostro sistema pensionistico tra i peggiori d’Europa. Questo significherà, soprattutto per i giovani di oggi, ricevere in futuro pensioni da fame.
Dobbiamo unire giovani e anziani, affinché questo sistema pensionistico SIA CAMBIATO, partendo dal principio che dopo una vita di lavoro la pensione deve essere dignitosa e possa permettere un tenore di vita di qualità.
Dobbiamo modificare queste controriforme per ripristinare un diritto ad ottenere le pensioni ad un’età accettabile. Vogliamo far rilevare nello specifico la pesante ingiustizia subita da alcune categorie (come i macchinisti delle FS) che, non ritrovando più la propria attività inserita fra quelle usuranti, si sono visti innalzare l’età pensionabile di ben 9 anni. Il tutto, tra l’altro, in evidente spregio delle statistiche che assegnano a quella categoria una aspettativa di vita inferiore alla media nazionale.
Stessa denuncia vogliamo fare per l’ingiustizia subita dagli esodati, per i quali ancora oggi non viene trovata una soluzione equa.

Sentenza Corte Costituzionale

La sentenza della Corte Costituzionale 70/2015 ha reso giustizia a quanti avevano subito, con la   legge Fornero, il blocco delle pensioni per gli anni 2012/2013. Il blocco è stato ingiusto e profondo, un altro attacco ai pensionati già penalizzati da coefficienti di rivalutazione pensionistica completamente insufficienti. La Consulta dice chiaramente che la Costituzione del nostro Paese è stata violata con quella legge e che dunque bisogna restituire, senza se e senza ma, il maltolto.
La reazione del governo non si è fatta attendere. Di fatto stanno cercando soluzioni per rendere nulla la sentenza. Dichiarazioni su dichiarazioni per tentare di mettere uno contro l’altro i vari strati della popolazione. E sono molto “infastiditi” anche perché questa sentenza mette parecchio in discussione quanto Boeri intende proporre per modificare in peggio il sistema pensionistico e i diritti acquisiti.

Una riflessione su distribuzione della ricchezza e il lavoro

Oggi affrontare il problema pensionistico discutendo sui numeri, su chi paga, sui contributi versati e non, è importante, ma non dobbiamo perdere di vista che tutti questi attacchi sono il frutto di una concezione sociale (quella del capitale finanziario e delle grandi multinazionali) che vuole mettere in discussione le lotte e i diritti conquistati dalla società civile per un miglioramento delle condizioni vita. Il sistema pensionistico, la riforma sanitaria, la scuola pubblica, i servizi come i trasporti, la telefonia, l’energia, etc., sono sorti grazie alla mobilitazione, alle lotte e all’impegno professionale dei lavoratori, di tutti i lavoratori, fossero essi operai, tecnici, impiegati o dirigenti.
Oggi assistiamo pesantemente alla messa in discussione del welfare. Tutto questo avviene a vantaggio del capitale finanziario che sta aumentando la propria ricchezza grazie anche al fatto che   ha ricevuto enormi sovvenzioni per riparare alla crisi di molte banche del 2007 (e poi c’è chi si lamenta che il debito pubblico sia aumentato!). La ricchezza prodotta è come una coperta corta……. Aumentando la loro, a qualcuno va sottratta……e oggi la si sottrae ai lavoratori, ai pensionati, ai ceti medi e medio alti, alle attività produttive e così via.
Inoltre, come spesso ci ricorda il prof. Mazzetti, va posta seria attenzione all’aumento della produttività. Se il capitale finanziario e le multinazionali si incamerano gli incrementi della produttività, cosa può rimanere agli strati intermedi della popolazione, se non briciole e disoccupazione?

Lotta, organizzazione, unità dei cittadini

E’ evidente che di fronte all’arroganza dei governanti, pronti a mettere in discussione la stessa sentenza della Corte Costituzionale, è necessario attivare una mobilitazione generale, che faccia sentire la voce del forte dissenso dei pensionati, dei giovani e dei cittadini tutti, contro provvedimenti che tutto hanno meno che il rispetto dell’equità.
La proposta è quella di indire un presidio a Roma per la metà di giugno, anche per far capire a Boeri che deve tenere ben distanti le mani dalle nostre pensioni, così come dobbiamo far comprendere al Governo che la rivalutazione sul 2012 e 2013 deve essere prontamente restituita piena per tutti e non decurtata a piacimento di questo o quel ministro.
Si deve inoltre far capire che è giunta l’ora di finirla con il criminalizzare il benessere e la relativa ricchezza che molti cittadini hanno raggiunto con sacrificio ed impegno, spesso a scapito della loro famiglia e del loro privato. Chi governa deve capire che la ricerca di un miglioramento della propria condizione sociale ed economica, la solidarietà tra i cittadini e la difesa dei beni comuni, sono la sola e vera molla in grado di rimettere in moto l’economia di questo Paese. E bisogna fare in fretta!
Si propone inoltre di indire entro settembre un convegno/dibattito che cominci a definire un progetto per una riforma delle pensioni che sia veramente in linea con le esigenze di chi oggi è in pensione e dei giovani che lo saranno domani. Una riforma che ribalti le logiche che hanno permesso la definizione di quella esistente, che unisca le generazioni, che dia a tutti un futuro dignitoso e di qualità, nel rispetto della Costituzione, così come ribadito dalla stessa sentenza della Corte Costituzionale.

Per fare tutto ciò si conviene di costituire UN COORDINAMENTO NAZIONALE DI MOBILITAZIONE PERMANENTE DEI CITTADINI IN PENSIONE, che non sia solo strumento di lotta per pensioni giuste e dignitose, ma anche uno strumento utile per un MOVIMENTO DI CITTADINI PER IL CAMBIAMENTO, che sui vari temi della drammaticità scaturita dalla situazione del dopo crisi del 2007  sia in grado di avviare proposte e mobilitazioni, a partire da quella sul lavoro, e che anche in questo caso veda uniti tutti i ceti sociali  contro l’arroganza, la rapina e la prepotenza, del capitale finanziario e di chi lo sostiene contro l’interesse di gran parte dei cittadini.

Si decide pertanto di partecipare alla riunione costitutiva del Coordinamento nazionale di lotta che si terrà a Pistoia il 25 maggio.

Roma, 19 maggio 2015,

 

Le organizzazioni promotrici: USB, CUB, COBAS, USI, SPI-CGIL Pensionati, COMITATI ESODATI, Riviste “Le Lotte dei Pensionati “ e “Ancora in Marcia!” , Associazione USICONS