Sentenza Dussmann sulla decurtazione dell'orario di Lavoro

Repubblica Italiana In nome del Popolo Italiano

Udienza del 19/06/2017 N. 19/2016

Tribunale Ordinario di Milano Sezione Lavoro

Il Giudice di Milano

Dottoressa Francesca Capelli quale giudice del lavoro ha pronunciato la seguente

Sentenza

nella causa promossa da

HINOBILE MARISSA;

OMANDAP ROEL;

ARCAYOS PABLITO;

VILLANUEVA JOHNNY;

GUZMAN CATALINA LORGIA;

BUNNAO RICHARD;

ADAOAG JONATHAN, con l'Aw.to CATAPANO GIUSEPPE, elettivamente domiciliati in Milano, via Cellini n.5

RICORRENTE

contro

DUSSMANN SERVICE S.R.L. 00124140211, con l’Avv.to .............. FULVIO ANTONIO e con l'vv.to .......................... ARIANNA, elettivamente domiciliata in VIALE ......................, 0000 20135 MILANO;

e

RESISTENTE

MOTOVI DELLA DECISIONE

 

Con ricorso depositato in data 5 gennaio 2016 ritualmente notificato, i ricorrenti hanno convenuto in giudizio Dussman Service s.r.l. al fine di far accertare e dichiarare l'illegittimità delle trattenute a titolo di "ore lavorate", operate nel periodo da agosto a novembre 2015, come risultanti dalle buste paga prodotte in giudizio e per l'effetto hanno chiesto di condannare la società convenuta alla restituzione di detti importi, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, con regolarizzazione previdenziale contributiva.

In particolare i ricorrenti hanno esposto quanto segue:

-di prestare da anni la propria attività lavorativa presso l'appalto dei servizi di pulizia Multi Servizi dell' istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, passando nel tempo alle dipendenze delle varie società aggiudicatane dell'appalto;

-di essere stati assunti, da ultimo, alle dipendenze della convenuta con decorrenza dal 1° novembre 2013, con un orario a tempo parziale ( pari a 32,50 ore alla settimana per i ricorrenti Hinobile, Omandap, Arcayos, Villanueva e Bunnao e pari a 25 ore per i ricorrenti Guzman e Adaoag, docc.3 e 9);

-che Dusmann all'inizio del 2015, a seguito di modifica del capitolato di appalto multiservizi da parte della committente Istituto Sacra Famiglia, che ha affidato alcuni lavori svolti dai ricorrenti ad altro personale proprio dipendente, ha deciso di adibirli ad altre mansioni nell'ambito dell'appalto di pulizie;

-che in tale contesto la società datrice di lavoro ha proceduto ad una riduzione unilaterale dell'orario di lavoro;

- che tale decisione è stata contestata dal sindacato U.S.I.- C.T. & S. cui aderiscono i ricorrenti (doc.1o);

- che in ogni caso la società datrice di lavoro ha disposto una unilaterale riduzione dell'orario di lavoro mediante la proporzionale riduzione dei turni giornalieri con riduzione della retribuzione, come risulta dalle buste paga in atti.

Tutto ciò premesso ed esposto i ricorrenti hanno insistito per l'accoglimento delle rassegnate conclusioni.

Con memoria depositata in data 23 marzo 2016, si è costituita in giudizio la società convenuta chiedendo il rigetto del ricorso, in quanto infondato in fatto e in diritto con vittoria di spese diritti e onorari.

Dopo alcuni rinvii al fine di trovare una soluzione transattiva della vertenza, la causa è stata discussa all'udienza del 19 giugno 2017 e decisa come da dispositivo in calce riportato.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è fondato e merita accoglimento per le ragioni di seguito esposte.

Risulta pacifica in causa la circostanza per cui a partire dal mese di agosto 2015 la società convenuta ha disposto la parziale sospensione della prestazione lavorativa dei ricorrenti, imponendo unilateralmente un riduzione di orario e operando conseguentemente le relative trattenute per ore non lavorate, così come indicate nelle buste paga prodotte in atti.

Altrettanto pacifici in causa risultano i motivi per i quali la società datrice di lavoro è stata costretta a operare tale riduzione di orario, ovvero decisione della committente Fondazione Sacra Famiglia di modificare le condizioni dell'appalto, cui sono addetti i ricorrenti, riducendo di oltre 20% il corrispettivo previsto.

Controversa è invece la legittimità della unilaterale riduzione di orario e delle conseguenti trattenute in buste paga.

La società datrice di lavoro rivendica la legittimità del proprio operato, in quanto nella fattispecie troverebbe applicazione il principio previsto dagli articoli 1256 e 146 codice civile, in caso di impossibilità parziale della obbligazione, che prevede una corrispondente riduzione delle prestazioni delle parti.

Sostiene la società datrice di lavoro che, essendo pacifico che la prestazione lavorativa dei ricorrenti sia divenuta impossibile, almeno in parte e cioè per la quota oraria necessaria a svolgere dopo le 12:00 le prestazioni di ausiliarie (servizi di lavandino e refettorio), ne conseguirebbe la legittimità delle trattenute, in applicazione dell’articolo 1256 ce, per cui la retribuzione e stata erogata solo in relazione alle ore che potevano essere effettivamente lavorate.

Secondo la tesi difensiva di Dussman dunque, nella fattispecie in esame si sarebbe realizzata un'applicazione corretta dei principi stabiliti degli articoli 1256 1258, 1653 e 1454 codice civile, secondo cui è da configurarsi legittima la condotta del datore di lavoro che di fronte alla inutilizzabilità della prestazione lavorativa corrisponde la controprestazione retributiva per la parte utilizzabile di prestazione.

Tali conclusioni non sono condivisibili.

Sul punto si è più volte e chiaramente pronunciata la Suprema Corte che ha approfondito la nozione di impossibilita di ricevere la prestazione lavorativa, chiarendo che “ costituisce principio fondamentale della disciplina dei rapporti di lavoro subordinato quello secondo il quale la retribuzione non è dovuta dal datore di lavoro solo nel caso in cui la prestazione lavorativa sia divenuta impossibile (arre. 1206, 1256, 1258 c.c.) ovvero sia stato stipulato un accordo modificativo del contratto individuale di lavoro, inforza del quale le parti convengano che per un certo tempo non saranno eseguite le prestazioni e le controprestazioni (sospensione del rapporto).

Infatti, il datore di lavoro non può ridurre o sospendere l’attività lavorativa e, speculare, rifiutare di corrispondere la retribuzione, perché se lo fa incorre in un inadempimento contrattuale, previsto non solo dall’art. 6, ultimo comma, del r, d.l. 13 novembre 1924, n. 1825 sul contratto di impiego, ma più in generale dalla disciplina delle obbligazioni corrispettive, secondo cui il rifiuto di eseguire la prestazione può essere opposto da un contraente (nella specie il datore di lavoro) soltanto se l’altra parte (il lavoratore) omette di effettuare la prestazione da lui dovuta, ma non già quando questa sia impedita dalla volontà datoriale unilaterale, salva la prova a carico del medesimo della impossibilità sopravvenuta a norma degli artt. 1256, 1463 e 1464, cod. civ., fondata sull’inutilizzabilità della prestazione lavorativa per fatti non addebitabili allo stesso datore di lavoro, perché né prevedibili, né fiferibili a carenza di programmazione o d’organizzazione aziendale o a calo di commesse o a crisi economica o congiunturali o strutturali, e salvo comunque, un eventuale accordo tra le parti.

Questa impostazione è ribadita dalla constante giurisprudenza di questa Corte, per la quale il datore di lavoro non può unilateralmente sospendere il rapporto di lavoro, salvo che ricorrano, ai sensi dei citati articoli, ipotesi d’impossibilità della prestazione lavorativa totale o parziale. (v. Cass. 7 maggio 1983 n. 3125; SS.UU. 20 giugno 1987 n. 5453; Cass. 17 luglio 1990 n. 7302; Cass. 23 Aprile 1992 n. 4856; Cass. 25 marzo 1992 n. 3695; Cass. 6 agosto 1996 n. 7194; Cass. 9 novembre 1998 n. 11263; 16 ottobre 2000, n. 13742; 10 aprile 2002 n. 5101).

In altre parole, in caso di sospensione lavorativa, il datore di lavoro ha l’onere di provare l’esistenza d’una causa d’effettiva e assoluta impossibilità sopravvenuta di ricevere la prestazione, a lui non imputabile, senza che a questo fine possano assumere rilevanza eventi riconducibili alla sua stessa gestione imprenditoriale, compresa la diminuzione o l’esaurimento dell’attività produttiva. (Cass. Sentenza n. 7300 del 2004).

Alla luce dei principi sopra riportati, risulta evidente che nella fattispecie la sospensione della prestazione lavorativa dei ricorrenti è illegittima, così come la conseguente trattenuta per le ore non lavorate operata dal datore di lavoro, dal momento che l’impossibilità parziale della prestazione è dipesa, pacificamente, da ragioni legate alla riduzione della commessa.

Tali ragioni costituiscono eventi riconducibili alla gestione imprenditoriale e gli effetti delle stesse non possono ricadere sui lavoratori, ragionando diversamente infatti, si sposterebbe a carico di quest’ultimi il rischio imprenditoriale.

In conclusione la sospensione dei servizi ausiliari non costituisce una causa effettiva e assoluta di impossibilità sopravvenuta di ricevere la prestazione, non imputabile al datore di lavoro, rientrando la stessa nella sfera del rischio d’impresa.

Alla luce di quanto sopra le domande svolte dai ricorrenti devono essere accolte, con conseguente condanna della società convenuta alla restituzione delle somme trattenute a titolo di ore non lavorate, così come indicate nei conteggi contenuti nel corpo del ricorso, elaborati in base alle buste paga prodotte in atti, conteggi che in quanto non specificamente contestati, vengono posti a base della presente decisione.

In conclusione deve essere dichiarata l’illegittimità delle trattenute a titolo di ore non lavorate, operate nei confronti dei ricorrenti nel periodo da agosto a novembre 2015 e per l’effetto la società convenuta deve essere condannata al pagamento delle somme di seguito specificate nei confronti di:

HINOBILE .................................;

OMANDAP ...............................;

ARCAYOS ...................................;

VILLANUEVA ............................;

GUZMAN .....................................;

BUNNAO .....................................;

ADAOAG .....................................

Segue, pertanto, nel dispositivo la condanna della convenuta al pagamento in favore di ciascun ricorrente della predetta somma, oltre alla rivalutazione monetaria degli interessi legali sugli importi annualmente rivalutati dalla scadenza dei singoli pagamenti.
In applicazione del principio di soccombenza la convenuta va, inoltre, condannata a rifondere alla ricorrente le spese processuali, liquidate come da dispositivo sulla base dei parametri di cui al D.M. 55/2014.

P.Q.M.

Il Tribunale di Milano, sezione lavoro, nella persona del giudice, dr. Francesca Capelli, definitivamente pronunciando nella causa R.G. n. 19 2016 così provvede:
- Accerta e dichiara l’illegittimità delle trattenute a titolo di “ore non lavorate”, operata nei confronti dei ricorrenti, nel periodo da agosto a novembre 2015 e per l’effetto condanna la società convenuta al pagamento delle somme di seguito specificate nei confronti di:

HINOBILE ;

OMANDAP ;

ARCAYOS ;

VILLANUEVA ;

GUZMAN ;

BUNNAO ;

ADAOAG .

Oltre agli interessi legali e rivalutazione monetaria dal dovuto saldo;
- Condanna la società convenuta a rifondere a rifondere ai ricorrenti le spese processuali, liquidate nell’importo di complessivi 3.000,00 oltre rimborso forfettario spese CPA e IVA.
- Indica in 60 giorni il temine per il deposito della decisone.

Milano, 19.6.2017

 

Il Giudice

 

Francesca Capelli